Capitalismo cognitivo #3
Il capitalismo cognitivo rappresenta una trasformazione profonda nella struttura della produzione e dell’economia globale. Dopo l’età industriale, fondata sull’energia e sulla forza meccanica, e quella digitale, costruita sull’informazione e sulla connettività, emerge un nuovo paradigma in cui il valore nasce dalla capacità dei sistemi di apprendere, adattarsi e migliorarsi. L’impresa non è più un insieme di processi esecutivi, ma un ecosistema cognitivo che trasforma dati in decisioni e decisioni in conoscenza. La produttività non si misura più in ore di lavoro, ma in cicli di calcolo, potenza computazionale e velocità di apprendimento. La conoscenza diventa il principale fattore operativo, il calcolo la sua infrastruttura materiale e l’intelligenza artificiale la forma dominante del capitale. In questo contesto, Eleatiche si propone di approfondire in modo costante e sistematico le logiche, le implicazioni e le applicazioni del capitalismo cognitivo: un modello che non sostituisce i precedenti, ma li supera, integrando automazione, calcolo e pensiero strategico in una nuova architettura della produttività.
L’intelligenza come infrastruttura globale: dal software al calcolo distribuito
L’intelligenza artificiale non rappresenta più soltanto una tecnologia applicativa, ma una nuova infrastruttura globale su cui si fonda l’economia contemporanea. La transizione dal software al calcolo distribuito segna il passaggio dall’automazione deterministica dei processi alla produzione sistematica di apprendimento. Nel paradigma industriale l’energia alimentava le macchine, nel paradigma digitale i dati alimentavano il software, mentre nel paradigma cognitivo il calcolo alimenta l’intelligenza. La rete di data center, modelli e pipeline di addestramento costituisce oggi un’infrastruttura che fornisce capacità di percezione, inferenza e adattamento su scala mondiale. Le imprese non si limitano più a usare l’intelligenza, ma la costruiscono, la affittano, la orchestrano e la distribuiscono come risorsa produttiva. La disponibilità di calcolo, la qualità dei dati e l’efficienza dei modelli definiscono i nuovi confini della competitività. L’intelligenza diventa quindi la nuova energia dell’economia, e la sua infrastruttura globale – composta da reti, algoritmi e hardware specializzati – sostituisce le catene industriali come struttura portante della produttività. Questa trasformazione è irreversibile: sposta il valore dall’output all’apprendimento, dalla produzione all’adattamento, dal codice alla cognizione. L’impresa non è più una fabbrica di beni, ma un nodo cognitivo che apprende in tempo reale. Comprendere la natura infrastrutturale dell’intelligenza significa dunque comprendere la nuova architettura del capitalismo cognitivo e i suoi meccanismi di accumulazione.
Design cognitivo: costruire sistemi intelligenti come architetture produttive
Il design cognitivo rappresenta una svolta nel modo in cui vengono concepiti i sistemi software, spostando l’attenzione da strumenti rigidamente programmati a architetture capaci di apprendere e adattarsi autonomamente. Le organizzazioni non costruiscono più logiche statiche basate su regole, ma progettano cicli di apprendimento continuo in cui modelli, dati e algoritmi diventano componenti auto-evolutivi alimentati da flussi di retroazione. Questa trasformazione ridefinisce l’infrastruttura digitale come capitale cognitivo: una nuova classe di asset produttivi in cui gli agenti di intelligenza artificiale ampliano o sostituiscono il lavoro umano nella creazione di valore. Il controllo gerarchico tradizionale lascia spazio a un coordinamento fondato sull’orchestrazione, dove reti di agenti e servizi specializzati pianificano, negoziano e collaborano dinamicamente. Nell’impresa agentica, il processo decisionale è distribuito tra moduli intelligenti anziché concentrato in flussi rigidi. Le pipeline non operano più a intervalli su dati statici, ma in modo quasi continuo, riaddestrando costantemente i modelli per migliorare previsioni e strategie. La pianificazione diventa un dialogo dinamico tra persone e macchine, generando una forma inedita di intelligenza collettiva. L’architettura informatica non è più un semplice condotto di dati, ma un sistema che accumula conoscenza nel tempo, aumentando progressivamente autonomia e prestazioni. L’impresa cresce così dall’interno: ogni interazione diventa dato, ogni distribuzione un esperimento, ogni aggiornamento un raffinamento del processo. Progettare sistemi che apprendono diventa il nuovo principio produttivo, paragonabile alla catena di montaggio del Novecento, mentre le architetture di apprendimento continuo definiscono la competitività dell’economia algoritmica.
Company Profiles & Industrial Intelligence
Le aziende che stanno costruendo il nuovo capitalismo della conoscenza
Mistral AI
Mistral AI is a French artificial intelligence company that exemplifies the new paradigm of cognitive capitalism, wherein computational systems and knowledge generation become core drivers of economic value. Founded in April 2023 by Arthur Mensch, Guillaume Lample, and Timothée Lacroix – researchers with roots at École Polytechnique and careers at DeepMind and Meta[1] – Mistral AI emerged as Europe’s ambitious answer to the dominance of American AI labs. Its goal was clear from inception: to deliver open-weight large language models (LLMs) that rival the world’s best, thereby bridging Europe’s AI innovation gap[2]. This positioning as an open-model champion was a direct response to the structural shifts in how value and production are organized in the digital economy. In traditional industrial capitalism, labor and machinery were the engines of value; in cognitive capitalism, compute power and intelligent algorithms take center stage. As one analyst observes, capital has migrated from land to machines to code – and now “resides in cognitive architectures”[3]. In other words, sophisticated AI models (neural networks and their structured knowledge) have become the new “machinery” of modern value extraction[4]. Mistral AI’s product – large-scale language models – embodies this shift: it transforms vast corpora of text and code (human knowledge) into computational weight matrices that can autonomously produce content, insights, and decisions. In doing so, it converts knowledge into a reproducible, scalable resource, turning cognition itself into a capital asset[4].
Astut – A Case Study in Cognitive Capitalism
Astut is an Oxford University spin-out founded in 2025 that serves as a paradigmatic example of cognitive capitalism, where knowledge and computation drive value creation[1][2]. In contrast to industrial-era firms reliant on physical labor and assets, Astut’s core product is an AI decision-support platform for “High-Stakes Unseen Decisions” (HSUD) – novel, critical situations with no precedent or historical data[2][3]. The company emerged from advanced mathematics research, translating decades of academic insight into a commercial reasoning engine[4]. Its mission addresses a structural gap in the digital economy: when unprecedented disruptions or opportunities arise, traditional data-driven models falter, and human expertise alone may be insufficient or too slow. Astut’s AI is designed to computationally encode expertise and strategy, enabling organizations to navigate these high-complexity problems by converting expert knowledge into algorithmic form[5][6]. In doing so, Astut exemplifies how production, value, and knowledge can be transformed into computational processes – a hallmark of the emerging agentic economy.
xAI: A Case Study in Cognitive and Agentic Capitalism
xAI is an American artificial intelligence company founded in 2023 by Elon Musk, positioned as a quintessential case study of cognitive capitalism in the emerging “agentic” economy. From its inception, the company’s purpose has been tied to transforming knowledge production and economic value through computation. Musk launched xAI with the ambitious mission to “understand the true nature of the universe,” a tagline signaling a commitment to advanced AI research and a drive to push beyond conventional digital enterprises[1][2]. As an AI frontier firm developing cutting-edge frontier models, xAI exemplifies how cognitive processes – in this case, machine reasoning and generative intelligence – are being harnessed as direct productive forces in the economy.




